L’amore ai tempi dell’aoristo

La logica dell’amore non è cambiata nel corso dei secoli: lo scombussolamento che provoca ai nostri organi interni è rimasto immutato.

Si vedono ancora ragazze come Arianna, ragazze dal cuore d’oro, che mettono a disposizione dell’amato ogni minuto del loro tempo, ogni respiro, ogni messaggio.

Arianna passa pomeriggi interi con quel ragazzo un po’ tonto, cercando di fargli tradurre (invano) una versione, gli ripete instancabilmente il canto V dell’Inferno, sperando di trovare qualche verso scritto con lo spray davanti a casa.

Invece quell’ ”adorabile” lavativo, che “è intelligente, ma non si applica”, che “ha una situazione difficile” di punto in bianco la lascia, perché c’è sempre una bacca più rossa, una risata più cristallina,una maglietta più attillata da inseguire.

Così la nostra Arianna rimane sola, senza un briciolo di sicurezza in se stessa. Senza di lui, Arianna non è più niente.

E’ come se avesse fissato il sole troppo a lungo, e una volta distolto lo sguardo non potesse più distinguere nulla: per lei nulla esiste più.

Arianna non ride, non si arrabbia, Arianna si è addormentata.

Ma al suo risveglio, non ci c’è nessun abbraccio a confortarla, solo la sgommata del motorino del suo amato che scorrazza per il corso con la sua nuova fiamma.

 

C’è Eco, divorata dall’insicurezza, che nascosta da una cascata di capelli segue con sguardo rapito il belloccio della scuola.

Suddetto individuo è facilmente riconoscibile grazie a un abbigliamento molto chic e poco radical e una camminata sciolta. Solitamente cotali esemplari maschili sotto la zazzera finto disordinata nascondono lande desolate (sospetto che Buzzati abbia ambientato Il deserto dei Tartari nel cranio di uno di questi adolescenti in piena crisi ormonale).

A nulla valgono gli avvertimenti delle ragazze più grandi, che dispensano consigli con aria da donne vissute: pare quasi di vederle, il rossetto sbavato e le ciglia cariche di mascara, sciorinare un elenco infinito di amanti, o presunti tali…no, ormai Eco è fuggita dalla realtà e si è rifugiata in un modo di fiaba, dove lui non è così irraggiungibile e lei un po’ meno imbranata.

Purtroppo però il bello e impossibile rimane tale, inducendo la malcapitata vittima del suo fascino all’autodistruzione.

Eco si tinge i capelli di azzurro, anche se sembra che un Puffo si sia seduto a gambe incrociate sulla sua testa, per far capire all’uomo dei suoi sogni che è lei la ragazza giusta, ma quel ragazzo non ne vuole sapere di lei, né di nessun’altra, perché il suo cuore è votato a una sola persona: se stesso.

 

 

Ci sono anche ragazze che l’amore l’hanno già trovato, e se lo tengono stretto… forse un po’ troppo: è a questa categoria che appartiene Era.

Era ha una testa di ricci ribelli e una lingua tagliente. Una volta afferrata la preda, solitamente un ragazzo introverso e remissivo, le impedisce qualsiasi contatto umano.

Le amicizie che il suo adorato ha costruito con tanto sforzo non sono altro che un muro, un muro impenetrabile tra loro due.

Così, mattone dopo mattone, il muro crolla, a forza di sfuriate e telefonate minatorie .Il ragazzo è ormai in trappola, soffocato da una marea di baci  e recriminazioni…forse il poveretto non era a conoscenza del disturbo bipolare della sua bella.

 

Rifuggendo da un legame così costrittivo, il nostro piccolo eroe pensa di aver trovato un mare di tranquillità e libertà tra le braccia di Artemide, così fiera e indipendente.

Ben presto però la riservatezza della ragazza si trasforma in indifferenza: è troppo occupata a battersi per l’abolizione dei test cosmetici sugli animali, non ha certo il tempo per un gelato o una passeggiata in centro.

Passano i giorni, e lei si accorge che quello stupido maschio, così debole e bisognoso di attenzioni, assomiglia più a un neonato che a un degno compagno di battaglia.

Così, come nell’antichità il figlio desiderato veniva esposto andando incontro alla morte, al giorno d’oggi il poveretto viene abbandonato senza pietà, privo di autostima e rispetto per se stesso.

 

Niente di meglio che una bellezza divina per alleviare il dolore di un abbandono così brusco: ecco che entra in campo Afrodite, leggiadra ed eterea.

Le sue parole sono un balsamo che lenisce ogni sofferenza, i suoi capelli il cuscino più morbido su cui riposare.

Reso schiavo dalla bellezza senza pari della sua nuova fiamma, il ragazzo si sottopone a ogni genere di umiliazioni pur di rimanere al suo fianco.

Quando la passione gli brucia in petto, però, perde ogni appeal sulla sua amata. Di punto in bianco, non c’è più nulla che possa tenere avvinta a lui quella dea, ormai rapita da un bellimbusto qualunque.

 

La lista potrebbe continuare, perché infiniti sono gli amori che divampano tra queste mura, e infinite le persone che si scottano con la fiamma del desiderio.

I filosofi ne hanno discusso, gli artisti hanno cercato di dargli una forma, le guerre hanno tentato di distruggerlo, ma l’amore ha sempre bruciato, secolo dopo secolo.

Sono passati  millenni, e l’uomo è cambiato: è cambiato il suo modo di vestire, di parlare, di divertirsi, di pensare, ma non è mutato il suo modo di sentire.

Un antico romano provava la stessa gioia che riempe il cuore dell’adolescente al suo primo bacio, e scommetto che nessun filosofo fosse del tutto insensibile al fascino di una tunica stretta ai fianchi di una bella donna.

Forse nell’antichità desiderio e amore erano un tutt’uno, un inebriante cocktail di emozioni…forse i ragazzi di oggi, con rhum e Coca Cola cercano solo di ricreare quell’alchimia di sapori, quella pozione capace di stordire e far innamorare.

L’amore ai tempi dell’aoristo è ancora bello, struggente e intenso.

Solo che adesso Penelope non scruta il mare color cobalto in attesa di una vela, la vela della nave che le riporterà il vero amore, ma fissa con gli occhi pieni di lacrime il display del cellulare, sperando che arrivi un messaggio, e la novella Saffo non scrive più nella sua isola bruciata dal sole, ma riempie di poesie i quaderni di matematica.

Se ancora oggi un innamorato “diventa più verde dell’erba” o implora “mille baci, e poi ancora cento” , allora secoli e secoli di storia non hanno cambiato faccia all’amore.

C’è ancora chi si innamora e si fa male, cade, si sbuccia le ginocchia; c’è ancora chi con un bacio sulla ferita fa cessare ogni dolore.

C’è ancora chi non si vuole innamorare, chi dichiara con convinzione che l’amore è una cosa da idioti, e poi davanti alla donna della sua vita vede la sua dignità sparire.

C’è ancora chi si innamora della persona sbagliata, chi si invaghisce di tutti e non ama nessuno.

L’amore c’è ancora, solo che è diverso il modo di esprimerlo: una frase zuccherosa su Facebook può sembrare squallida a qualche accanito sostenitore del piccione viaggiatore, per un adolescente non è che un altro modo per dirsi che ci si vuole bene, nonostante i litigi e le sfuriate: non servono tavolette di cera o pergamene, basta un clic.

Già Catullo si lamentava di questi vecchi barbogi, che alzano il naso dai loro testi polverosi solo per criticare con asprezza, ripetendo con tono sognante che quand’erano giovani…

Ma non si ricordano che quand’erano giovani anche loro erano innamorati? Che ne è stato di quei giri in bicicletta e dei baci al sapore di salsedine? Dove sono questi ricordi? Probabilmente sepolti dall’indifferenza e dal cinismo: questi egregi dottori farebbero bene a ripassare le regole della tolleranza (e magari comprarsi un computer). Dovrebbero capire che le cose non sono poi così diverse, l’amore ai tempi del presente è come l’amore ai tempi dell’aoristo: solo, è più facile da coniugare.